Il Borgo Giuseppino

 

Nel novembre 1780 muore l'imperatrice Maria Teresa e le succede il figlio Giuseppe II d'Asburgo-Lorena (1741-1790), coreggente dalla morte del padre Francesco I avvenuta nel 1765.
Egli prosegue l'opera riformatrice iniziata dalla madre, di ispirazione illuministica, ma legata alla visione assolutistica dello Stato in contrapposizione alla posizione dominante detenuta dalla chiesa cattolica.

In questa concezione dobbiamo inquadrare la libertà di culto concessa ai non cattolici, la soppressione degli ordini religiosi contemplativi e la confisca dei loro beni. La 'Toleranzpatent' del 13 ottobre 1781 concede alle comunità non cattoliche (formate da almeno cento famiglie) di costruire una propria chiesa, una scuola ed eleggere il proprio pastore ed autorizza ebrei, ortodossi, augustani ed elvetici a possedere beni immobili.

La zona esterna alle mura da porta Cavana fino al Lazzaretto era in gran parte di proprietà di svariati ordini religiosi. Con decreto del 3 aprile 1782 vengono soppressi i cimiteri minori (tra i quali quello dei SS. Martiri) e unico luogo di sepoltura resta quello presso la basilica di S. Giusto. Tra il 1785 ed il 1788 sono confiscati e messi all'asta con gli annessi fondi la chiesa della Madonna del Mare, i conventi dei Cappuccini, dei Minoriti e dei Misericorditi.

La città, che si era espansa nel Borgo Teresiano fino alle sponde del Torrente, trova così nuovi spazi per l'edificazione e le linee guida per lo sviluppo sono contenute nel piano del nuovo Borgo, detto Giuseppino, che sarebbe stato approvato nel 1788. I lavori preliminari vanno avanti tra modifiche e ripensamenti: nel 1813 è demolito il Convento dei Frati Minori fuori Porta Cavana e solo nel 1825 è portato a termine l'interramento del lungomare in corrispondenza delle rive Grumula e dei Pescatori, così da permettere la costruzione di due file di isolati.

Piazza Giuseppina

Tra il 1824 ed il 1826 sono approvati i progetti di quasi tutti i palazzi che interessano la riva; prende forma anche la piazza Giuseppina, dove Domenico Corti progetta il palazzo al n. 1 (1832) all'angolo con via del Lazzaretto Vecchio e Valentino Valle ai nn. 2-3 (1834). Ed è proprio Domenico Corti che imprime al quartiere la sua impronta stilistica, innalzando numerosi edifici in via del Lazzaretto Vecchio, sulla riva dei Pescatori e anche i due blocchi (1837-40) sulla traversa di via del Lazzaretto Vecchio che porta il suo nome.

Trieste Piazza Giuseppina (recto)

In una mappa del 1846 si vede il molo Giuseppino, prospiciente l'omonima piazza, che verrà prolungato negli anni 1857-59.

Negli ultimi anni del XIX secolo il molo Giuseppino era riservato alle 'vaporiere' del Lloyd Austriaco.

 
Trieste Civico Museo Revoltella

Tra il 1854 ed il 1858 viene costruito il palazzetto del barone Pasquale Revoltella, su disegni dell'architetto berlinese Friedrich Hitzig (autore anche del progetto del casino Ferdinandeo sul colle di Farneto) e sotto la direzione dei lavori dell'ingegnere triestino Giuseppe Sforzi. Alla morte del barone nel 1869 il palazzo e la sua collezione d'arte vanno al comune di Trieste con l'impegno di adibirlo a museo. Aperto questo nel 1872, grazie alla cospicua rendita lasciata in eredità fu possibile costituire in poco tempo una considerevole raccolta. Nel corso di questo secolo il Museo Revoltella si è sviluppato ulteriormente diventando una galleria d'arte moderna sempre più prestigiosa.

 
Trieste Monumento Massimiliano

Nel 1875 viene eretto nel centro della piazza il monumento all'arciduca Ferdinando Massimiliano, in divisa da contrammiraglio della flotta austriaca, opera dello scultore Giovanni Schilling da Dresda.

Con la fine del governo asburgico vengono rimossi i riferimenti al passato: il dott. Ambrogio Sacchi della Commissione Toponomastica Comunale cancella, in un impeto di nazional-masochismo, il ricordo di Giuseppe II il costruttore e suggerisce di intitolare la piazza alla Venezia demolitrice, l'ingombrante vicina che più volte nei secoli bombardò le case, interrò le saline e diroccò le mura della nostra città. In quegli anni la statua di Ferdinando Massimiliano viene rimossa e finisce mestamente in un deposito del castello di Miramare; collocata nel parco nel 1961, viene restaurata nel 1999. Al suo posto viene trasferita la fontana del Nettuno che era posizionata in piazza della Borsa.

All'angolo tra la piazza e la riva Nazario Sauro nasce nel 1923 il più antico ristorante sulle rive, il famoso 'Pepi Granzo', tuttora in attività.